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Autobiografia di Louis Hjelmslev

Louis Trolle Hjelmslev, figlio del professor Johannes Hjelmslev e della signora Agnes nata Bohse, nato il 3 ottobre 1899 a Copenaghen.

Ho presto avuto un interesse per il linguaggio e per le questioni linguistiche, e tale interesse e divenuto particolarmente più forte dopo che nel 1913 ho letto lo Sprogets logic [Logica del linguaggio] di Otto Jespersen, un'opera che per la sua coraggiosa indipendenza e per l'esposizione stimolante la riflessione mi ha coinvolto ed ha fatto maturare le mie conoscenze linguistiche. Quando nel 1916 fu istituito un concorso su un tema a piacere presso la mia scuola, il Liceo Gl. Hellerup, scrissi il breve lavoro Sammansatte ord i dansk [Le parole composte in danese], e dal riconoscimento che questo primo tentativo ottene ho avuto la conferma alla decisione di studiare linguistica. Dopo aver superato l'esame di maturità nel 1917 ho titubato per qualche tempo fra filologia romanza e linguistica comparata, ma mi sono deciso per quest'ultima materia, nella quale mi sono laureato nel 1923. Mi è stata assegnata una medaglia d'oro accademica per la partecipazione al concorso in filologia classica del 1919 (traduzione e commento linguistico delle iscrizioni osche). Nel periodo universitario ho seguito con grande intresse le lezioni dei professori Holger Pedersen, Kr. Sandfeld, Dines Andersen, A. B. Drachmann e J. L. Heiberg. Ho studiato soprattuttto lingue indoeuropee e ugro-finniche e mi sono occupato in modo particolare di sintassi, ma ho finito per scegliere la fonetica lituana come tesi di laurea. Per questa ragione nel 1921 ho fatto un viaggio di studio in Lituania, dove ho avuto il piacere di fare conoscenza dello studioso di linguistica Kazimieras Būga.

Negli anni 1923-24 ho studiato in Cecoslovacchia, dove ho ottenuto una borsa di studio messa a disposizione dal governo cecoslovacco. Del mio soggiorno a Praga ricordo in particolar modo le lezioni di Zubatý sulla sintassi indoeuropea e sul persiano antico.

Nel biennio 1926-27 ho studiato linguistica generale e filologia slava a Parigi, in particolare con A. Meillet e J. Vendryes, attraverso le lezioni dei quali la concezione linguistica della scuola francese è giunta ad esercitare un'influenza decisiva sulla mia formazione. In quegli anni sono ritornato al mio interesse, che risale al periodo universitario, per la sintassi indoeuropea e ho capito che un fecondo sviluppo di questa disciplina è possibile solo attraverso una fondazione razionale della grammatica generale; ho quindi proposto nel 1928 un tentativo in quella direzione nella dissertazione "Principes de grammaire générale" (Det Kgl. Danske Videnskabernes Selskab. Historisk-filologiske Meddelelser XVI 1).

In seguito ho ripreso i miei studi specialistici sulla fonetica lituana, ho frequentato nel 1929 il seminario di baltico del professor Gerullis a Lipsia ed ho elaborato la tesi "Etudes Baltiques", che ho discusso il 17 marzo 1932 per il dottorato.

Oltre al mio lavoro scientifico, ho prestato servizio presso le organizzazioni di collaborazione internazionale, un compito che, secondo me, risulta naturale e ovvio per uno studioso di linguistica. Quindi, tanto a Copenaghen come a Praga e a Parigi, ho fatto parte di una serie di diverse associazioni con questo obiettivo, prevalentemente nell'ambiente studentesco. Nell'anno 1926 sono stato addetto presso l'Istituto Internazionale della Federazione dei Popoli per la Collaborazione Intelletuale (a Parigi) sotto quella Section des Relations Scientifiques, dove ho cooperato in particolar modo alle pubblicazioni del "Bulletin del Relations Scientifiques", la rivista per la collaborazione scientifica internazionale.

Nel 1925 e di nuovo a partire dal 1928 ho tenuto l'insegnamento di lingua, tra l'altro, al Corso per l'Esame di Maturità a Skindergade.

Nel 1925 ho sposato Vibeke Mackeprang, figlia del direttore del museo, dott. M. Mackeprang e della signora Ingeborg, nata Winther.

Pubblicato in Viggo Brøndal. Morfologi ag Syntax, "Festskrift udgivet af Københavns Universitets: anledning af Universitets Aarsfest", Novembre 1932. (Traduzione dal danese di Massimiliano Picciarelli)


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